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Diario
 




19 novembre 2009

IDEE PER IL CONGRESSO DEL PARTITO SOCIALISTA TRENTINO

 

Il movimento socialista in Trentino ha una storia antica e gloriosa: il primo convegno di operai socialisti si tenne infatti a Trento sul finire del 1893. Diversi erano allora i problemi da affrontare, in particolar modo cercare un difficile raccordo tra le rivendicazioni nazionali legate al nascente irredentismo e la naturale vocazione internazionalista socialista. Il partito socialista trentino delle origini si muoveva in un contesto economico precapitalista, dominato dallo sfruttamento agricolo del microfondo senza un vero e proprio settore industriale trainante. Per questi motivi i socialisti trentini si rifacevano alle idee riformiste di Proudhon, Kautsky e Lassale piuttosto che ad una interpretazione ortodossa del determinismo storico delineato da Marx, tutto imperniato sul ruolo dell’operaio e della fabbrica. I massimi esponenti socialisti di allora, Battisti, Piscel e Avancini, rimasero sempre fedeli quindi al socialismo democratico gradualista, più confacente al contesto culturale trentino.

I socialisti trentini non smisero tuttavia di giocare un ruolo importante come dissidenti durante gli anni del Ventennio fascista e molti di essi pagarono un tributo di sangue combattendo per la libertà contro il nemico nazifascista. Matteotti, Bettini, Pasi sono oggi ricordati come martiri della Resistenza che danno i loro nomi alle strade e alle piazze delle città e dei paesi del Trentino.

Il partito socialista trentino ha saputo dare il proprio contributo anche nel Secondo dopoguerra al progresso della propria terra, battendosi per l’autonomia e mostrandosi sempre attento alle tematiche ambientali. Grandi personalità come quella di Walter Micheli, recentemente scomparso, hanno segnato la storia del partito, che dopo le vicende nazionali legate agli scandali di Tangentopoli, ha visto calare progressivamente i propri consensi pagando un ingiusto dazio visto e considerato che nessuna condanna di alcun genere venne impartita agli esponenti socialisti trentini.

Sparirono tuttavia le sedi di partito e lentamente, sino ai giorni nostri, i socialisti sotto denominazioni diverse hanno visto ad ogni tornata elettorale diminuire il proprio peso e la propria rappresentanza nelle istituzioni comunali e provinciali. Oggi risulta un solo rappresentante socialista eletto in consiglio comunale a Trento, quattro presenze a Rovereto, sebbene elette sotto le insegne di una lista civica, solo per citare la situazione nei due centri maggiori della provincia. I socialisti non hanno nessuna rappresentanza nel consiglio provinciale, non essendosi nemmeno presentati all’ultimo appuntamento elettorale con una lista propria. Lo storico elettorato socialista si va progressivamente riducendo anche per motivi anagrafici mentre il partito genera uno scarso appeal sulle giovani generazioni, come testimonia l’insuccesso numerico delle ultime campagne di tesseramento. Poche sono state negli ultimi anni le occasioni di confronto con i cittadini e la presenza socialista, spesso giustificata solo come battaglia di rappresentanza, è vissuta con indifferenza dalla maggior parte della popolazione trentina., che vede il Partito socialista attivarsi solamente in occasione degli appuntamenti elettorali. A complicare le cose vi è poi la tendenza socialista a presentarsi alle elezioni ogni volta sotto sigle, simboli e con alleati diversi. Una strategia che ha disorientato i potenziali destinatari della proposta politica socialista, fornendo loro l’immagine di un partito che si mobilita solamente per il raggiungimento di cariche politiche di rilievo e che vive il potere politico non come un mezzo per attuare il proprio programma di governo ma come il fine stesso del proprio agire politico.

A fronte di questi deficit organizzativi ed elettorali, il partito socialista si trova oggi a muoversi in un contesto politico assai mutato rispetto a quello di fine Ottocento ma diversissimo anche dagli scenari politici nazionali esistenti prima della caduta del Muro di Berlino e della situazione post- Tangentopoli. Il PCI non esiste più da vent’anni lasciando la propria eredità politica a formazioni che, nel corso del tempo hanno visto disperdere il suo consenso elettorale. I Democratici di sinistra, ultima denominazione post-PCI- hanno dato vita assieme a esponenti cattolici popolari della Margherita- formazione derivante dalla ex Democrazia cristiana- all’attuale Partito democratico che si caratterizza per essere la realizzazione finale del “compromesso storico” voluto da Moro e Berlinguer. Alla sinistra del Partito democratico vive un limbo di piccoli partiti oggi estromessi dal governo del Paese a seguito di una legge elettorale votata da PD e PDL e volta ad imporre all’Italia un sistema bipolare del tutto estraneo alla propria storia.

Tutti i partiti dell’area di sinistra in Italia devono confrontarsi senza esclusione con un sistema economico post-industriale, basato in larga parte sul settore dei servizi e non più sulle fabbriche. L’operaio nell’immaginario collettivo non è più la massima espressione dello sfruttamento del sistema capitalistico, ruolo giocato oggi dall’operatore di call center laureato, con contratto a termine e malpagato.

La globalizzazione dei mercati ha portato recentemente alla crisi economica ancora in atto e creato tensioni crescenti nella popolazione italiana e trentina. Le imprese multinazionali delocalizzano infatti in Paesi dove il costo della manodopera è inferiore, e in Italia si genera una lotta tra poveri per posti di lavoro sempre più precari e scarsamente remunerati. In questo contesto aumentano gli attriti tra la popolazione locale e i lavoratori migranti generando un pericoloso rigurgito di atteggiamenti xenofobi e apertamente razzisti da parte di alcuni partiti politici. L’Italia-e il Trentino non fa eccezione- si caratterizza per essere un Paese sempre più chiuso e inospitale, dove i giovani con alta specializzazione non hanno altra scelta che rifugiarsi in altre realtà estere più fortunate per poter realizzare le proprie naturali aspirazioni lavorative e familiari. L’Italia si appresta quindi a diventare un paesi di vecchi, senza meritocrazia , intollerante verso i migranti con un welfare state basato sui servizi assistenziali dispensati dalle cosiddette badanti , incapace di sviluppare politiche di ampio respiro e ben lungi dall’avvicinarsi- anche in Trentino- ai modelli dei welfare socialdemocratici di tipo scandinavo.


 

In Italia e anche in Trentino uno dei temi più sentiti dalla popolazione è quello relativo alla protezione dell’ambiente e all’utilizzo delle energie rinnovabili, visti e considerati gli evidenti effetti del riscaldamento globale sul clima. Eppure pochi partiti a sinistra hanno visto attraverso lo sviluppo della cosiddetta green economy uno strumento in grado di generare nuovi posti di lavoro garantendo al contempo lo sviluppo sostenibile del territorio. Le destre pensano ad un ritorno all’energia nucleare che impegnerà il nostro Paese per dieci anni, mentre il movimento verde, da solo, pare oggi del tutto incapace di incidere politicamente sulle politiche ambientali.


 

Anche il contesto culturale in Italia è fortemente cambiato e oggi la cultura delle destre e del Berlusconismo appare come largamente dominante. Si tratta a ben guardare di un mix di nazionalismo e individualismo, del tutto slegato dai concetti di solidarietà classici della sinistra. Un modello culturale basato sull’apparenza che ha diffuso il mito dell’arricchimento facile e dell’imprenditorialità fai da te di successo tra i giovani. Le ricadute della nuova mentalità indotta sulle nuove generazioni sono evidenti e vannoa d intaccare decenni di conquiste del movimento sindacale italiano, seguendo una tendenza che vuole i lavoratori più attenti al guadagno immediato alto con un contratto a tempo determinato che non alle prospettive di un guadagno elevato nell’ambito di un contratto di lavoro a tempo indeterminato, ipotesi quest’ultima ritenuta assolutamente utopistica e per il raggiungimento della quale non si sente di poter fare nulla.

Anche le modalità del fare politica sono cambiate durante i 15 anni di presenza di Berlusconi sulla scena politica. Viviamo oggi in un vero e proprio “Stato mediatico” nel quale la politica non si fa più in Parlamento e nelle opportune sedi istituzionali ma sui giornali e ancor più nei salotti televisivi a colpi di sondaggi. In questo non si differenzia nemmeno l’atteggiamento del PD, oggi ancora convinto di poter battere Berlusconi per via mediatica a furor di popolo.


 

In occasione delle ultime elezioni Europee il Partito socialista ha fatto parte di un cartello elettorale chiamato “Sinistra e Libertà” formato dall’accorpamento di soggetti diversi per storia e tradizione politica che hanno cercato in quell’occasione una sintesi per poter superare lo sbarramento imposto per avere una rappresentanza al Parlamento europeo. Sinistra e Libertà comprendeva socialisti, sinistra democratica, verdi, e vari movimenti fuoriusciti da Rifondazione comunista legati a Vendola, presidente della regione Puglia. Il risultato è stato tutt’altro che disprezzabile per una formazione che si presentava per la prima volta, con una Sinistra e Libertà al 3,2 % e un milione di consensi ottenuti, tanto che il progetto a livello nazionale è proseguito sino ad oggi perdendo lungo il cammino i Verdi- anche se non tutti- e i socialisti autonomisti facenti capo a Bobo Craxi, decisi a continuare la loro “battaglia di rappresentanza”.


 

A livello locale il partito socialista trentino ha vissuto con distacco la nascita di Sinistra e Libertà, sebbene alcuni esponenti socialisti abbiano aderito con entusiasmo all’iniziativa e abbiano dato vita al primo Coordinamento provinciale per Sinistra e Libertà del Trentino. Molti compagni sottolineano ancora una differenza profonda di vedute tra socialisti e post-comunisti (DS o ex Rifondazione comunista) che rende vano ogni tentativo di proseguire con S e L in Trentino. Altri vedono in questa nuova formazione la possibilità di attualizzare il messaggio socialista nell’ambito di una sinistra nuova, non estremista né subalterna, laica e quindi ben distinta sia dal Partito democratico che dall’UPT di Dellai, di fatto quindi social-democratica.


 

Il partito socialista trentino deve quindi decidere entro breve, anche in vista dei prossimi appuntamenti elettorali, le prossime mosse non dimenticando gli orientamenti della politica nazionale e cercando al contempo una soluzione che sia la più adatta possibile alla realtà trentina. I socialisti si dovranno in ogni caso aprire alle altre forze della sinistra laica, repubblicana, radicale e verde con esclusione chiara e netta delle formazioni politiche di estrema sinistra, nella consapevolezza che la realtà politica sopra descritta e l’aggressività delle destre deve portare necessariamente il fronte progressista all’unità, ma che nessun successo elettorale può venire senza condivisione di programmi e vedute.


 

Si impone quindi la necessità vitale per le sorti del movimento socialista trentino di aprirsi all’esterno e confrontarsi senza pregiudizi con altre forze della sinistra democratica italiana, nella consapevolezza che rimane comunque un elettorato di sinistra non votante in cerca di rappresentanza, lontano dagli estremismi della sinistra antagonista e dalle svolte moderate centriste del Partito democratico. È questa l’area politica di riferimento per il nuovo Partito socialista che verrà, che potrà essere conquistata solamente attraverso un profondo cambio di immagine esterna e di modus operandi, uscendo allo scoperto, rimettendosi in gioco sulla stampa e sui giornali, rilanciando attraverso Sinistra e Libertà l’attualità della proposta politica socialista riformista e democratica.


 

Il partito socialista trentino dalla sua storia deve trarre l’insegnamento che ad ogni appuntamento elettorale non basta attivare un sistema di alleanze volto all’elezione dei propri rappresentanti senza aver prima elaborato un programma proprio, come non basta dall’altra uno sterile movimentismo senza una strategia politica di convergenza dei partiti e delle idee. Evitando questi errori e muovendosi in maniera sussidiaria a Sinistra e Libertà il partito socialista potrà incidere così in maniera determinante e crescente sullo sviluppo della società trentina, mettendo a disposizione il proprio patrimonio ideale e umano per rendersi ancora una volta utile ed indispensabile.


 

Non si può quindi non citare le parole di Carlo Rosselli, che nel suo saggio “Socialismo liberale” affermava: “ Il movimento socialista non dovrà esser frutto di appiccicature di partiti e partitelli oramai sepolti, ma organismo nuovo dai piedi al capo, sintesi federativa di tutte le forze che si battono per la causa della libertà ed il lavoro”.




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8 novembre 2009

Sinistra e Libertà per Rovereto

A Rovereto, in vista delle prossime elezioni comunali, dai il tuo contributo alla nascita di Sinistra e Libertà per dare voce ad una sinistra nuova, non estremistà nè subalterna, attenta al territorio trentino e alle sue specificità e quindi alla tutela dell'ambiente, per uno sviluppo commerciale diverso dal modello "lombardo -veneto" dei grandi centri commerciali a "villaggio globale", per una viabilità sostenibile, per maggiori servizi gratuiti ai cittadini e alle famiglie, per l'estenzione dei diritti e dei doveri di cittadinanza agli immigrati che lavorano e contribuiscono alla crescita del benessere comune, per non rinunciare a pensare ad un senso di comunità condiviso. Contribuisci con le tue idee alla costruzione di un nuovo soggetto politico di sinistra, laico, ambientalista, contro ogni forma di dittatura, per la salvaguardia dei diritti dell'indivividuo indipendentemente da provenienza, orientamento religioso e sessuale, per una politica nuova, critica e riflessiva, non ideologicamente schierata, propositiva e capace di eleborare idee per una società più giusta e coesa. Mettersi in gioco per Sinistra e Libertà vuol dire credere in un progetto che può fare del bene alla terra trentina, messa sotto assedio da spinte xenofobe, speculazioni territoriali di ogni sorta, perdita d'identità territoriale.
Abbiamo tempo sufficiente per dire la nostra  e organizzarci in vista dei prossimi appuntamenti elettorali. Ogni due settimane è presente un gazebo di S e L in via san Pietro a Trento e presto sorgerà una sede ed un punto d'incontro anche a Rovereto.

Per rinformazioni:

Matteo Salvetti- Coordinamento provinciale di Sinistra e Libertà per il Trentino, reponsabile per Rovereto e bassa Vallagarina, http://www.sinistraeliberta.it/costituzione-coord-provinciale-regionale-sl-trentino/
http://socialismotrentino.ilcannocchiale




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5 novembre 2009

KELLER EDITORE, UN NOBEL PER LA LETTERATURA E LO SPIRITO EUROPEO

 

Fondata dal niente nel 2005 a Rovereto con un capitale di partenza di soli seimila Euro la Keller editore è salita recentemente agli onori della cronaca per avere pubblicato “Il paese delle prugne verdi” di Herta Mueller prima che questa fosse insignita del Nobel per la letteratura, ritrovandosi improvvisamente a gestire una tiratura di ventimila copie, degna del caso letterario dell’anno.

Il successo di questa piccola casa editrice è dovuto senz’altro al lavoro e alla dedizione dei suoi collaboratori ma rappresenta soprattutto a ben guardare la vittoria dello spirito europeo transculturale e dell’ideale miscela di locale e globale. Tra le righe di questa storia a lieto fine si può vedere un legame sottile che unisce Paesi e culture diverse, unite dall’amore per la letteratura e da uno spirito di collaborazione finalmente libero da nazionalismi e revanscismi del passato possibile solo oggi in questa Europa unita e senza confini. “Il paese delle prugne verdi” è stato infatti segnalato a Roberto Keller da un’amica polacca, la scrittrice appartiene ad una minoranza di lingua tedesca della Romania e come tale costretta ad abbandonare quel Paese a seguito delle politiche discriminatorie di Ceausescu, la traduttrice del romanzo è figlia di padre tedesco e madre italiana, lo stesso Keller nasconde nel suo cognome un’origine tedesca, a ricordare una Rovereto terra di frontiera di un Impero asburgico che non c’è più. Tutte queste storie personali si sono intrecciate fornendo anche agli euroscettici più radicali un motivo di ripensamento delle proprie idee. Ben venga quindi l’intenzione annunciata dal giovane editore di guardare alle letterature dell’Est Europa e al Caucaso per cercare nuovi talenti. La letteratura non può cambiare il mondo nell’immediato ma certo appare oggi più che mai in grado di abbattere i confini mentali e prevedere allargamenti dell’Europa possibili e bloccati solamente dai tempi lunghi della politica.




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5 novembre 2009

"CONSUMO, DUNQUE SONO" DI ZYGMUND BAUMANN

 

Zygmund Bauman, professore emerito di Sociologia nelle Università di Leeds e Varsavia, nel suo “Consumo, dunque sono” elabora una dettagliata critica all'attuale società dei consumi addentrandosi in profondità nei meccanismi che guidano la scelta degli individui nel momento dell'acquisto. Pagina dopo pagina ci si addentra così in un mondo dove chi vi fa parte diventa a sua volta e suo malgrado un “prodotto del consumo”, costretto a “vendersi” con il proprio abito migliore per trovare spazio in un mondo del lavoro globalizzato e altamente selettivo.

Gli individui si trovano così costretti a mantenere alti livelli di consumo e a tenersi costantemente aggiornati sui trend del momento per evitare d’essere considerati “consumatori difettosi” e per questo relegati tra i vinti e i senza futuro in una società che non ammette culturalmente il rifiuto dell'acquisto. “I consumatori- afferma il sociologo polacco- sono bombardati da ogni parte dall’indicazione di dotarsi necessariamente di uno o dell’altro prodotto disponibile in commercio come condizione per conquistare e mantenere la reputazione che desiderano, ottemperare ai propri obblighi sociali e tutelare la propria autostima”.

La rilevanza dell'argomento è tale che lo Stato interviene spesso e volentieri a sostegno dei consumi. La preoccupazione di ogni governo infatti, come sottolineato da Bauman, è quella di rallentare la crisi e superare eventuali fasi di recessione convincendo i propri cittadini a staccare assegni o affidarsi alle magie della carta di credito. Ecco quindi che, sull’onda del vivere a credito in un continuo “stress da prestazione” di ricchezza e conformità all’ultimo trend vigente, sempre più soli nella propria attività consumistica, gli stessi individui concorrono a sgretolare ogni residuo di socialità. “Consumiamo ogni giorno senza pensare- conclude Bauman- senza accorgersi che il consumo sta consumando noi e la sostanza del nostro desiderio”. M.S


 


 




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14 settembre 2009

Se Bossi ha ragione...

Padova, 14 set. (Adnkronos) - Un uomo di 56 anni e' andato in escandescenza quando ha notato che a prendersi cura di lui sarebbe stata una infermiera di colore. Al 56enne, un operaio ricoverato al 'Centro grandi ustioni' dell'ospedale di Padova, sono state diagnosticate ferite su tutto il corpo. Le lesioni sono piuttosto gravi ma nonostante il dolore l'uomo, travolto da una fiammata al lavoro, fuori di senno e' riuscito ad alzarsi dal letto e ad insultare l'infermiera notturna: una congolese di 40 anni.

"Non voglio che i negri mi tocchino. Tutti a casa. Bossi ha ragione": sono queste le dichiarazioni dell'uomo riportate dal sito del quotidiano 'Il Mattino di Padova'. Il 56enne, definito dai suoi colleghi di lavoro come una brava persona, e' stato riportato alla calma con una iniezione dal personale ospedaliero e poi dalla Polizia che e' intervenuta e ha fatto rapporto sulla vicenda. L'infermiera, regolarmente assunta all'ospedale padovano dopo aver superato un regolare concorso, si è detta sconvolta.




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10 agosto 2009

PD e UPT al centro, a Sinistra più Libertà!

                                                 
“Comitato trentino per Sinistra e Libertà

Le elezioni europee dello scorso giugno hanno visto il sorgere di una nuova formazione politica, Sinistra e Libertà, che è riuscita ad unire le forze migliori della sinistra progressista e ambientalista italiana. Socialisti, Sinistra Democratica, Verdi, Movimento per la Sinistra, Unire la Sinistra, assieme a molti altri soggetti non iscritti ad alcun partito, costituendo Sinistra e Libertà hanno fatto una scelta di coraggio e di responsabilità; hanno preso una decisione auspicata e da tempo attesa dagli elettori e dalle elettrici di sinistra.

Nata in pochi giorni dall'entusiasmo di quanti vi hanno creduto, Sinistra e Libertà ha ottenuto il 3,2 % dei voti. Ancora pochi per eleggere un parlamentare europeo, anche se essi rappresentano un patrimonio di un milione di voti, un milione di umanità diverse che si sono radunate per la prima volta attorno ad un progetto nato con la precisa volontà di rivitalizzare e unire una sinistra moderna, laica, sociale, ecologista e progressista, da troppo tempo delusa, astensionista, dispersa in diversi partiti.

Un tale patrimonio non può essere assolutamente trascurato.

Il sogno di un pensiero di sinistra capace di coniugare in un unico disegno la libertà e la giustizia, la democrazia, la laicità, i diritti personali e sociali, la tutela del lavoro, l’ambiente, l’ecologia delle coscienze non può svanire.

Saltare il fossato dei simboli, senza peraltro dimenticare, anzi valorizzandola ed attualizzandola, la propria storia personale ed i propri percorsi, per costruire una sinistra libera dalle consorterie, critica, partecipe dei problemi della gente, inserita nel tessuto sociale, non estremista ne’ subalterna. Una sinistra pensante, capace di essere alternativa di governo alla destra: questo e’ l’obiettivo del Comitato promotore trentino di Sinistra e Libertà.

Democrazia – Libertà e Giustizia – Socialismo – Laicità – Ambiente – Diritti civili e sociali – Salute – Lavoro – Istruzione, Formazione, Ricerca – Accoglienza.

Sono questi i principi che ci guidano ed attorno ai quali intendiamo concentrare la nostra iniziativa politica, quella di una sinistra dei movimenti, quella di una sinistra delle persone provenienti da culture e percorsi diversi, quella di una sinistra dei singoli pensieri liberi, tutte capaci di eliminare gli ostacoli della propria storia precedente, di fondersi e di guardare avanti per costruire una storia nuova.

Con queste premesse vogliamo far proseguire il “sogno” di Sinistra e Libertà, ed avviare anche in Trentino un percorso costituente. Siamo già un gruppo numeroso e coeso. Insieme abbiamo ritrovato la voglia di tornare ad impegnarci dopo anni di delusione e di abbandono. E con noi, grazie a questo nuovo progetto, ci sono molti che si sono avvicinati all’attività politica per la prima volta convinti di poter dare vita a qualcosa di veramente utile per il Trentino e per l’Italia, con onestà, passione, disinteresse, nel nome della Sinistra e della Libertà.

Per informazioni: matteosalvetti@libero.it




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2 agosto 2009

"IL PESCHERECCIO DI GRANCHI" DI KOBAYASHI TAKIJI

La storia sarebbe potuta andare diversamente. Kobayashi Takiji, dopo aver ultimato gli studi alla Scuola Media commerciale di Otaru, piccolo porto del nord del Giappone, sembrava infatti ormai avviato ad una tranquilla e agiata vita da piccolo impiegato di banca: un successo, considerando le vicende della sua famiglia d'origine, costretta ad emigrare per cercare aiuto da familiari più fortunati, dopo aver perso tutto sulla scia dei cambiamenti sociali ed economici prodotti dalla Restaurazione Meiji del 1907.
Il giovane Takiji tuttavia non aveva ancora trovato la propria strada. Imbevuto degli ideali progressisti e socialisti appresi sui banchi di scuola, divenne ben presto un attento osservatore della realtà del suo Paese e, appassionato di letteratura russa e dei romanzi sulle vicende del proletariato giapponese, si convinse ben presto che quella della scrittura sarebbe stata l'attività della sua vita.
Non sfuggì quindi alla sua attenzione la tragica situazione dei contadini dell'Hokkaido, spesso provenienti da altre e più fertili regioni giapponesi e lusingati dal governo tramite una politica di incentivi ad abbandonarle, per colonizzare terre inospitali, del tutto inadatte all'agricoltura. Queste persone formavano la underclass
dell'Hokkaido, composta da lavoratori costretti a vivere ai margini delle città portuali, impiegati e sfruttati nella pesca stagionale, nelle cave di carbone e nei lavori ferroviari: gli uomini in buona sostanza che pagarono spesso con la vita la nascita del Giappone moderno.
Di idee socialiste, influenzato dagli avvenimenti della vicina Unione sovietica, Kobayashi Takiji scrisse “Il peschereccio di granchi”
al ritmo di tre, quattro pagine al giorno durante il normale orario di lavoro in banca. Fu questo il romanzo che contribuì alla sua consacrazione e che, allo stesso tempo, ne fece presagire l'imminente fine per mano violenta. Tra le sue pagine maledette viene narrata senza giri di parole la dura esistenza quotidiana di un equipaggio a bordo del peschereccio “Hakko Maru”, dedito alla pesca dei granchi nelle fredde acque territoriali giapponesi, al confine della Kamchatka. Sembra la descrizione di una discesa agli inferi, tra lavoratori costretti a vivere in condizioni igieniche disastrose, afflitti da malnutrizione e da ogni sorta di parassita, costretti a loro insaputa ad affrontare tempeste e il rischio concreto di venire affondati dalla marina militare russa per la continua violazione dei confini territoriali. Un incubo che culmina con la morte di un giovane ventisettenne, ridotto in fin di vita dalla dissenteria e dalle percosse subite. Sarà questo l'episodio che scatenerà la rivolta sulla nave e porterà ad una prima effimera vittoria “sindacale” dell'equipaggio.
Il 20 febbraio 1993 Kobayashi Takiji venne arrestato subito dopo le 12 pomeridiane e condotto a Tokio da squadre della polizia speciale per un interrogatorio. Venne invece torturato a morte, nonostante le autorità ufficialmente avessero individuato la causa del decesso in un attacco al cuore, assai improbabile considerata la giovane età dello scrittore, all'epoca appena ventinovenne.
In un Giappone autoritario che si avviava a grandi passi verso la disastrosa avventura coloniale asiatica in un trionfo irrazionale di orgoglio nazionalista e che di lì a poco avrebbe stretto alleanza con l'Italia fascista e la Germania nazista in un folle sogno di supremazia mondiale, non venne accettata in particolare l'ultima pagina de “Il peschereccio di granchi”
, con la descrizione dei lavoratori del peschereccio intenti a mettere della ghiaia nelle scatolette di polpa di granchio annualmente destinate all'Imperatore, vero e proprio “dio sole” del Giappone imperiale.
Non bastarono le tragedie di Hiroshima e Nagasaki a fare luce sulla morte di Kobayashi: solo dopo la fine della Seconda Guerra mondiale la memoria di questo autore poté essere essere onorata pubblicamente con l'istituzione il 20 febbraio di uno speciale giorno della cultura a lui dedicato.







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26 luglio 2009

VERDI, SINISTRA E LIBERTÀ

Rovistando per altre ragioni nella piccola biblioteca del sindacato mi sono imbattuto per caso in un piccolo libro- “Conservare l'ambiente, cambiare la politica: la “questione verde” - che raccoglie la trascrizione degli atti di un convegno internazionale tenutosi a Trento nell'ormai lontano dicembre 1982, riunito per discutere le prospettive legate alla nascita di un movimento /partito verde in Italia. Tra gli autori dei vari interventi riproposti troviamo personalità politiche di grande valore destinate a vario titolo a lasciare un segno nella storia politica italiana: Gianni Baget-Bozzo, Alexander Langer, Marco Pannella, Enrico Deaglio e Marco Boato, solo per citare i più noti. Mi voglio tuttavia soffermare sul contributo di Alberto Tarozzi, oggi professore di Sociologia dello Sviluppo a Bologna, del quale curiosamente sono stato pure allievo. Tarozzi si interrogava all'epoca su quale potesse essere la compatibilità politica tra “rossi” e “verdi”: una domanda che ritorna spesso e volentieri nel dibattito politico italiano.

Oggi la stragrande maggioranza dei politologi in Italia è concorde nel far rientrare i Verdi nella famiglia politica della sinistra; a ben guardare tuttavia Verdi e socialdemocratici definiscono il loro agire politico sulla base di presupposti distanti, se non in aperta contraddizione. I Verdi si muovono con la parola d'ordine del “Bewahren”(custodire) mentre i progressisti-i socialdemocratici-si distinguono per preferire il “Bewirken”(realizzare). Gli ambientalisti ritengono in buona sostanza i socialisti e i progressisti europei colpevoli di voler perseguire un modello di sviluppo legato a prospettive crescita infinita ignorando volutamente le tematiche ambientali concentrandosi unicamente su quelle occupazionali.

In tal senso sono interessanti le osservazioni fatte nello stesso convegno da Willi Hoss, delegato operaio alla Daimler- Benz di Stoccarda, poi eletto nel marzo 1983 a deputato nel Bundestag. Secondo Hoss la divergenza maggiore tra Socialdemocratici tedeschi e Verdi si gioca attorno all'importanza data al concetto di “crescita” : “Quando noi discutiamo nelle nostre assemblee sulla crescita ci domandiamo che cosa ci comporterebbe un'ulteriore crescita, per esempio dell'industria chimica che per noi è un ramo decisivo: già vediamo che i prodotti fin qui esistenti dell'industria chimica hanno comportato l'inquinamento dell'aria e dell'acqua. Allora ci chiediamo che cosa significherebbe in questo caso un'ulteriore crescita (…) “. Nelle sue posizioni più radicali, essendo tra l'altro delegato sindacale in una delle più importanti industrie automobilistiche mondiali, Hoss metteva pure in discussione l'automobile come mezzo individuale di trasporto, colpevole a suo modo di vedere del 505 dell'inquinamento atmosferico e di 13 mila morti annuali da traffico nella sola Germania occidentale di allora, criticando il ruolo di un sindacato reo di accontentarsi della linea ufficiale dell'uovo oggi (la piena occupazione) piuttosto che quella della gallina di domani: visto che noi del sindacato non possiamo modificare il sistema capitalistico complessivo, è prioritaria la lotta per l'occupazione.

A seguito della tragica esplosione del reattore nucleare di Chernobyl i Verdi, giustamente convinti delle loro ragioni, riproposero con forza le critiche di sempre al concetto di “crescita” collegandole ad una critica sempre più aspra verso i regimi totalitari. Il sistema economico del socialismo reale infatti, rincorrendo l'utopia di una modernizzazione da raggiungere a tutti i costi e in tempi brevi, e trovandosi di fronte a Paesi prevalentemente agricoli, aveva risposto sin dalle origini puntando sullo sviluppo dell'industria pesante, decidendo quindi deliberatamente di sacrificare la conservazione dell'ambiente agli ideali della Rivoluzione del proletariato. Là dove non esisteva una classe operaia vera e propria vennero realizzati ad hoc distretti industriali altamente inquinanti, come il quartiere staliniano di Nowa Huta a Cracovia per costruirla artificialmente dal nulla. Anche l'agricoltura doveva rispondere ai ritmi di produzione imposti dalla Rivoluzione e dalle logiche di contrapposizione della Guerra fredda. Si diffuse l'uso dei pesticidi, la coltivazione intensiva di monocoluture nell'Asia centrale (cotone), la deviazione di corsi d'acqua che portarono in tempi rapidi alla desertificazione di intere regioni e dello stesso Lago d'Aral, come ricordato da Duilio Giammaria nel suo “Seta e Veleni- Racconti dall'Asia Centrale”. Come non bastasse, l'Unione sovietica – così come peraltro gli Stati Uniti fecero nei loro deserti interni del New Mexico/Nevada- - cominciò a sperimentare armi atomiche nei deserti del Kazakhistan. Non è un caso quindi che la critica verde al modello di sviluppo comunista- stalinista sia stata spesso determinante nel favorire la caduta dei regimi comunisti dell'Europa orientale, come accaduto in Bulgaria grazie al sindacato autonomo “Ecoglasnost”.

Agli occhi dei Verdi in fondo, quanto accaduto a livello ambientale nei Paesi Est-europei rappresentava solamente l'esasperazione della logica socialdemocratica di intendere la “crescita” unicamente come espansione industriale e conseguente ricerca della piena occupazione. Per motivi radicalmente differenti oltretutto, sia i partiti filo-capitalisti che quelli socialdemocratici pensavano una società basata sull'industrializzazione massiccia del territorio. Di qui la necessità di fare dei Verdi un partito autonomo: una sorta di terzo polo.

A distanza di 20 anni dalla caduta del Muro di Berlino, l'opinione pubblica vive con allarme gli effetti spesso imprevisti del Riscaldamento globale: dai cambiamenti climatici a quelli visibili nella vegetazione. Io stesso, quando vengo punto da una zanzara tigre, non posso non ricordare quanto letto nel geniale libro di Marco Di Domenico “Clandestini. Animali e piante senza permesso di soggiorno” e chiedermi se questo insetto proveniente dall'Indonesia sarebbe riuscito a sopravvivere agli inverni roveretani di trent'anni fa. Non posso nemmeno chiudere gli occhi di fronte alla moria del pino nero, al diffondersi dei nidi di processionaria – più rari in passato- e all'innalzarsi per latitudine e altitudine dei limiti vegetativi dell'olivo, oramai presente un po' dappertutto nella Valle dell'Adige, fino a Chiusa! Ecco quindi tornare attuali i temi classici del “Bewahren” caratteristici dei Verdi che incontrano oggi il favore di ampi strati della popolazione europea tanto che, a fronte di un arretramento dei partiti socialdemocratici europei abbiamo assistito alle recenti Elezioni europee all'affermazione del movimento verde anche in Paesi nei quali prima d'ora non aveva avuto che una rappresentanza sporadica.

In Italia il movimento verde si è distinto negli ultimi anni per una politica improntata al più rigido conservatorismo ambientale che ha dimostrato tutte le sue debolezze e contraddizioni proprio sotto il Ministero di Pecoraro Scanio. I Verdi italiani a parole si schieravano per incentivare l'uso delle energie rinnovabili, ma non riuscivano a realizzare quanto promesso nella pratica poiché, secondo una visione distorta, anche le pale eoliche e i pannelli solari andavano a deturpare l'ambiente, almeno da un punto di vista “visivo”. Così, mentre i Verdi tedeschi puntavano sull'eolico e sul solare e cominciavano assieme ai Socialdemocratici della SPD ad avviare un piano di smantellamento delle centrali nucleari, i colleghi italiani rimasero politicamente paralizzati dai loro stessi “niet”. Oggi il governo di centro-destra di Berlusconi può così rilanciare il nucleare in Italia in un clima di apparente indifferenza degli italiani.

La “questione verde” è peraltro tutt'altro che esaurita, come testimonia l'alta partecipazione degli italiani alle fiere di settore, là dove si parla di risparmio energetico, case clima, pannelli solari per non parlare del crescente numero di autovetture alimentate a GPL e metano. Gli italiani quindi sembrano apprezzare l'adozione di politiche verdi, rimanendo invece insofferenti verso la politica espressa dal partito dei Verdi.

Per tutti questi motivi le istanze socialdemocratiche di crescita e piena occupazione possono andare oggi di pari passo con quelle del movimento verde senza particolari contraddizioni. Il “Bewahren” e il “Bewirken” possono convivere in una logica di sviluppo sostenibile, nel rilancio dell'industria legata alla produzione di energie alternative che potrebbe portare vantaggi all'ambiente conciliando tale risultato con l'altrettanto importante conservazione e creazione di posti di lavoro, obbiettivo d'ogni partito progressista che si rispetti. Senza contare il fatto che, l'indipendenza dall'utilizzo dei combustibili fossili, renderebbe le democrazie europee meno ricattabili dagli autoritari regimi ai quali appartengono, andando ad innescare un meccanismo virtuoso di democratizzazione nei Paesi del Nord Africa (Libia, Algeria) e in quelli di area ex sovietica (Russia, Kazachistan). La recente crisi finanziaria e quella economica ancora in atto mettono poi in seria discussione tutti i paradigmi economici che fanno perno sul dogma della crescita infinita e sull'espansione dei consumi. Anche esponenti socialisti e socialdemocratici, confrontandosi con le mutate esigenze di una società post-industriale con un'economia basata principalmente sui servizi, hanno parlato della necessità di introdurre logiche alternative a quelle del mercato. Alcuni parlano già liberamente di “decrescita felice”.

La sinistra socialista e socialdemocratica ha imparato quindi la lezione, e non è un caso che recentemente Stoccolma – capitale del modello di sviluppo socialdemocratico scandinavo- sia stata eletta come la città più verde d'Europa. Là dove i verdi rappresentano una forza politica residuale come in Portogallo- a governo socialista- sono stati fatti i passi in avanti più evidenti verso l'adozione di politiche in favore della produzione di energia rinnovabile. Il governo di Lisbona in pochi anni è infatti ha raggiunto la quasi totale autosufficienza energetica, grazie allo sfruttamento dell'energia solare ed eolica. Per contro i Verdi italiani non avranno futuro nell'isolazionismo e nel perpetuare quella politica dei no che sta alla base delle loro recenti sconfitte politiche.

La vera sfida per il futuro per il movimento verde e quello progressista democratico socialista e socialdemocratico europeo sarà quella di lavorare assieme per promuovere una nuova qualità della vita, per una produzione decentrata e per consentire all'individuo di organizzare in modo diverso la propria esistenza costruendo assieme un paradigma diverso e credibile di interpretazione della realtà da quello oggi dominante della destra populista europea.








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14 giugno 2009

La nefasta scelta isolazionista dei Verdi trentini

  

A pochi giorni dagli esiti delle elezioni europee che hanno visto la nuova formazione Sinistra e Libertà raccogliere il 3,2 % dei consensi ad appena un mese dalla sua nascita, sconcertano i malumori sorti tra i Verdi trentini che, in disaccordo con le posizioni prese a livello nazionale dal loro partito, dichiarano di non voler più proseguire l’alleanza che ha dato vita a S e L ufficialmente “ per non rischiare di far scomparire l’identità culturale e politica del movimento verde italiano”. Marco Boato si illude ancora di guidare un partito verde forte, capace di raccogliere il 16, 3 % dei consensi come successo in Francia con Europe ecologie. La realtà politica italiana e trentina è tuttavia radicalmente diversa e oramai da diverse tornate elettorali i Verdi hanno smesso di incidere realmente nella vita politica del Paese. In occasione delle ultime elezioni provinciali sono riusciti a portare a casa un misero 3% nella coalizione che sosteneva Dellai mentre alle Comunali di Trento hanno visto eleggere un solo loro rappresentante. Esiste tuttavia una evidente sproporzione tra l’importanza delle idee espresse dal movimento verde e la loro rappresentanza a livello politico nelle istituzioni .L’opinione pubblica è infatti sempre più sensibile alle tematiche ambientali come l’importanza del sostegno alle fonti di energia rinnovabile, alle politiche di risparmio energetico e alla necessità di ridurre le emissioni di CO2. Si può dire inoltre come i Verdi, nell’ambito di una generale crisi europea delle sinistre, posseggano al momento le carte migliori per interpretare le esigenze dell’elettorato progressista. È chiaro comunque come ovunque i Verdi da soli non siano in grado di governare e debbano trovare alleanze con la sinistra socialista, progressista e antitotalitaria. In Italia l’opzione autonomista rischia solamente di ridurre ai margini del dibattito politico le idee ambientaliste, che potrebbero invece trovare un canale di diffusione più efficace in un partito più grande espressione di una sinistra moderna, laica, aperta e plurale, attenta alle tematiche del lavoro e a quelle del rispetto dei diritti civili. Sinistra e Libertà è nata con la consapevolezza della necessità di superare le divisioni del passato per portare avanti un progetto di cambiamento della società anche attraverso una maggiore sensibilità per le tematiche ambientali e finora ha raccolto attorno a se numerosi giovani che vogliono guardare oltre i confini ristretti della loro attuale appartenenza politica per poter incidere positivamente sullo sviluppo democratico della società italiana. Non rendersi conto delle mutate aspettative dell’elettorato più giovane rappresenta una grave mancanza per un leader politico di lungo corso come Marco Boato e fa solamente sorgere il sospetto che la scelta “isolazionista” dei Verdi trentini sia dettata unicamente dai soliti giochi di poltrona- purtroppo assai diffusi tra i partiti piccoli – propensi come sono a curarsi solamente dell’amministrazione del proprio naturale “bacino elettorale”. Quale serietà esprime poi un leader che solo pochi giorni prima del voto si spendeva negli appuntamenti a sostegno di Arisi per Sinistra e Libertà e oggi, alle prime difficoltà, decide di tirarsi in disparte? Le cause del movimento verde meritano molto di più delle visioni limitate e alla fine un po’ conservatrici della attuale dirigenza dei Verdi trentini.




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11 giugno 2009

RYSZARD KAPUSCINSKI – NEL TURBINE DELLA STORIA- RIFLESSIONI SUL XXI SECOLO-

Ryszard Kapuscinski è stato molto più di un giornalista o di un semplice reporter; ha saputo raccontare la storia del Novecento mentre si stava svolgendo, vivendo in prima persona avvenimenti fondamentali come la caduta dell”Imperium” sovietico, la Decolonizzazione in Africa, l'avvento al potere di despoti che ovunque, in ogni parte del globo, hanno lasciato il loro segno indelebile di guerra e povertà.

Nel turbine della storia- Riflessioni sul XXI secolo” è un libro che purtroppo esce postumo e che raccoglie, in maniera spesso frammentata, le importanti annotazioni del reporter polacco sulla storia mondiale ed europea, offrendo riflessioni utili a comprendere il travagliato presente nel quale stiamo vivendo, caratterizzato da grandi migrazioni di popoli e tensioni sociali e politiche di ogni tipo. Il messaggio dell'autore è chiaro: ogni conflitto nella storia nasce per ragioni economiche, dalla lotta tra popoli per accaparrarsi il massimo delle risorse disponibili.

Il nazionalismo secondo Kapuscinski, trova quindi le sue spiegazioni più profonde nella miseria sociale: “Il conflitto comincia dalla divisione di un pezzo di pane che deve bastare per tutti (…) davanti ad una folla che assalta un negozio vuoto il miglior criterio per identificare le persone è quello delle caratteristiche nazionali”. Un monito, in tempi di crisi economica, a tutti quelli che soffiano sul fuoco delle tensioni etniche.




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2 giugno 2009

APPUNTAMENTI DI SINISTRA E LIBERTà

 


Giovedì 4 giugno 2009 - ore 17:00

Piazza Garzetti - Trento



Cocktail della libertà


e conferenza stampa di chiusura della campagna elettorale per le elezioni europee del 6 – 7 giugno

di Sinistra e Libertà

con il candidato 

Emilio Arisi





Emilio Arisi
primario ginecologo
laico da sempre

                                      





recita poesie di Pablo Neruda - lettrice Chiara Turrini


e musica dei Soliti Noti






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27 maggio 2009

CHI FA LE FORTUNE DEL TURISMO TRENTINO?

  

Il sistema economico trentino non da ieri basa le proprie fortune principalmente sulle entrate provenienti dal settore turistico. Sono a migliaia i visitatori che durante tutto l'anno giungono in Provincia per poter prendere parte alle tante iniziative culturali o semplicemente per contemplare le bellezze paesaggistiche che il nostro territorio ha ad offrire. Ingenti sono quindi gli investimenti pubblici e privati a livello di marketing, per diffondere ai potenziali visitatori l'immagine di un Trentino verde, attento alla natura, dove l'ospite può sentirsi come a casa.

Se il turista può effettivamente sentirsi “a casa” nella provincia trentina questo lo si deve principalmente a tutti quei lavoratori operanti nel settore e assunti molte volte in nero, costretti spesso ad accettare buste paga irrisorie, il mancato pagamento di straordinari e l'impossibilità di fatto ad usufruire dei giorni di ferie e dei permessi previsti dal contratto nazionale di riferimento.

La situazione era già grave nel 2006 quando il sindacalista Walter Largher della UIL TuCS si finse alla ricerca di lavoro in Val di Fiemme, venendo così a conoscenza degli aspetti più tristi e miseri di quello che dovrebbe essere il settore di punta dell'economia trentina.

A distanza di tre anni da quell'indagine è aumentata in maniera considerevole la percentuale degli stranieri impiegati in strutture alberghiere e della ristorazione. Le nuove norme in materia di immigrazione -che collegano la richiesta di permesso di soggiorno al requisito obbligatorio del possesso di un posto di lavoro- e l'introduzione recente del “reato di clandestinità” non hanno fatto altro che esporre ancor più questa categoria di lavoratori a ricatti e soprusi di ogni genere. È il caso di un giovane lavoratore ucraino, allontanato con la forza dal proprio posto di lavoro in un noto ristorante del capoluogo e colpevole solamente - dopo aver accettato un impiego pagato per metà in nero- di aver chiesto chiarimenti in merito alla sottrazione di permessi mai usufruiti dalla busta paga operata dal datore di lavoro, peraltro sotto la minaccia di eventuali ritorsioni sull'ottenimento del permesso di soggiorno. È il caso di un lavoratore albanese, picchiato per futili motivi dal datore di lavoro fino a costringerlo a ricorrere alle cure ospedaliere con la certezza che la giustizia -parole sue- “crederà più ad un trentino che ad un albanese”.

La pur ottima iniziativa di folklore rappresentata dalla “Festa dei popoli” quindi da sola non basta a fare di Trento e della provincia un modello di convivenza; l'integrazione reale comincia sul posto di lavoro. Nessun senso di appartenenza comunitaria può nascere infatti tra chi vede calpestati ogni giorno i propri diritti inviolabili di essere umano nel normale esercizio della propria professionalità.





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9 aprile 2009

CENTRI COMMERCIALI E MODELLI DI SVILUPPO PER IL TRENTINO DI DOMANI

I centri commerciali sono un’invenzione piuttosto recente: nati alla metà del XIX secolo hanno ben presto rivoluzionato il rapporto venditore-acquirente che fino ad allora si svolgeva in una catena di piccoli esercizi specializzati solo nella vendita di determinati prodotti. Era quindi inevitabile per il cliente, entrare in un negozio e uscire con un bene acquistato, magari dopo una lunga contrattazione sul prezzo. I centri commerciali hanno introdotto da subito un cambiamento radicale nelle modalità di consumo imponendo prezzi fissi alle merci, riducendo il ruolo del venditore e mettendo in esposizione i beni destinati all’acquisto, consentendo così al potenziale acquirente di aggirasi al loro interno senza sentirsi obbligato a comperare qualcosa. Ad oggi questo sistema di vendita è diffuso in tutto il mondo, ad ogni latitudine, e segue ovunque le medesime rigide regole di marketing. Il centro commerciale è però anche uno spazio per sua natura privo di personalità, spogliato di ogni legame contestuale con i luoghi nei quali viene a sorgere. L’antropologo francese Marc Augè nel suo “Non luoghi. Introduzione ad un’antropologia della submodernità” ha coniato per descrivere questo tipo di spazi il neologismo “nonluogo”. I nonluoghi, secondo l’autore, non hanno la prerogativa d’essere espressione di qualche identità storica e culturale, e servono solamente a rassicurare il viaggiatore di passaggio, smarrito in un Paese sconosciuto, che ritrova se stesso nei marchi da acquistare, gli stessi da New York a Mosca, da Città del Capo a Stoccolma.

È recente la polemica sull’apertura a Pasquetta decisa dal Centro commerciale di Pergine a seguito di una deroga concessa dal Comune sulla base dell’acquisizione recente del titolo di “località turistica montana”. Al di là della mera vicenda sindacale e politica, viene da chiedersi verso quale modello di sviluppo si stia indirizzando il Trentino, se è vero che pure Rovereto e Trento sono a rischio di acquisire lo status di centro turistico. Il timore fondato è che il Trentino abbia aderito ad una idea di sviluppo che trova radici nei modelli del vicino Veneto e della Lombardia e che ignora di fatto la necessità di creare comunità (Gemeinschaft) tra gli abitanti di uno stesso territorio accontentandosi di una semplice società “polverizzata” di individui senza alcun legame tra loro (Gesellschaft), per usare la distinzione introdotta dal sociologo tedesco Toennies. Ma la piccola Provincia di Trento, per la sua conformazione morfologica e ambientale, per la sua economia fortemente dipendente dal settore turistico, può permettersi di sacrificare se stessa a dei nonluoghi? Può permettersi di subire le conseguenze e i costi derivanti da una società di individui visti in primo luogo come “consumatori” e solo in seguito come cittadini e persone umane? Non sarebbe meglio rifarsi alle esperienze riuscite dell’Alto Adige e del Tirolo nella promozione del territorio per ritrovare in Europa la propria via di sviluppo come provincia alpina?




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30 marzo 2009

RINANASCE LA TERZA FORZA PER IL SOCIALISMO EUROPEO

  
Nel suo libro “Storia dei laici” , recentemente pubblicato da Marsilio , Massimo Teodori ripercorre la vicenda storica di quel mondo politico e culturale che fu antifascista senza essere comunista e anticomunista senza essere fascista e clericale. Si tratta di una storia ricca di persone , ma soprattutto di idee, che hanno certamente contribuito a rendere L'Italia un Paese migliore senza in apparenza essere riuscite a scalfire nel profondo il sentire comune della maggioranza silenziosa del popolo italiano, rispettivamente genuflessa alle gerarchie ecclesiastiche o fedele alla visione deterministica della storia descritta in quel vero e proprio “Vangelo materialista” che è “Il Manifesto del Partito Comunista”.

I laici antitotalitari vennero definiti sbrigativamente “pazzi malinconici” e le ragioni della loro tristezza sono facilmente comprensibili: uscirono come vincitori morali dalle tragedie del Novecento, senza peraltro mai arrivare a posizioni di governo. Per giunta i gruppi e le forze liberaldemocratiche e socialiste riformiste non riuscirono quindi mai ad unirsi in una “Terza forza” alternativa al blocco comunista e a quello clerico-conservatore- postfascista.

Oggi l'Italia vive un periodo di forte trasformazione legato ai cambiamenti imposti dalla cosiddetta globalizzazione: mercati globali e delocalizzazione d'impresa, mercato del lavoro sempre più flessibile e calibrato attorno ai nuovi sistemi di produzione “just in time”, una società improvvisamente multietnica con la quale una popolazione sempre più “vecchia” stenta a confrontarsi serenamente. In questo contesto le battaglie che furono della sinistra laica e antitotalitaria sono più che mai attuali se è vero che , come affermava Filippo Turati: “ Le libertà sono tutte solidali. Non se ne offende una senza offenderle tutte”. Non si tratta quindi di ridurre la lotta politica dei laici all'antinomia Stato- Chiesa, ma di estenderla invece a tutte quelle situazioni nelle quali i diritti fondamentali dell'individuo vengono minacciate. Come può essere libero di affermarsi in un sistema realmente meritocratico un individuo al quale è negato per ragioni di reddito l'accesso all'istruzione universitaria? Come può sentirsi libero di dare il proprio contributo allo sviluppo della comunità nella quale vive l'individuo discriminato sulla base della propria religione, del colore della propria pelle, del proprio orientamento sessuale? Come può sentirsi libero l'individuo costretto a vivere nell'ansia del rinnovo del prossimo contratto a termine o, ancor peggio, dell'ennesimo periodo di lavoro interinale? Come può sentirsi libero l'individuo che vede dipendere la qualità della propria vita dalle quotazioni di un barile di petrolio e dalle tensioni per la fornitura di gas naturale proveniente da terre lontanissime? È giunto quindi il momento di restituire alla tradizione della sinistra italiana il concetto di libertà in contrapposizione alla “libertà dallo Stato” professata dalle neodestre radunatesi attorno al fantomatico progetto del Partito delle libertà. Come sottolineava Sandro Pertini, la libertà senza giustizia sociale può essere infatti una conquista vana. Far credere alle fasce meno abbienti della popolazione che tramite la “libertà dallo Stato” esse potranno facilmente arricchirsi e raggiungere posizioni di comando nella società è infatti un puro e semplice inganno. D'altra parte, sempre citando Pertini, anche la più radicale riforma sociale verso l'uguaglianza se non accompagnata da libertà è altrettanto condannabile. E per questo è del tutto vano, se non dannoso, il tentativo di chi cerca di riesumare anche in Italia posizioni politiche veterocomuniste oramai sconfitte dalla storia . Non sono infatti più accettabili le posizioni di chi, come Diliberto, si trova a difendere regimi smaccatamente dittatoriali come quello bielorusso e cubano oppure in odore di autoritarismo, come il governo populista di Chavez.

Lo scorso 21 giugno è nato il progetto “Sinistra e libertà” che vede per la prima volta accorpati sotto uno stesso simbolo Partito socialista, Sinistra democratica, Verdi e Movimento per la Sinistra di Nichi Vendola. I maligni parlano di una accozzaglia di forze unite solamente dalla volontà comune del superamento del 4 % previsto da una recente riforma elettorale per avere accesso alla rappresentanza nel Parlamento e europeo. Secondo questa logica , Sinistra e Libertà rappresenterebbe solamente l'estremo tentativo dei piccoli partiti della sinistra italiana di evitare la scomparsa dalla scena politica. Anche volendo accogliere queste tesi di “opportunismo”- ed è innegabile che la nuova riforma elettorale abbia accelerato il dialogo fra le varie componenti di Sinistra e Libertà- risulta chiaro anche ai detrattori come quello che per ora appare come un puro e semplice “cartello elettorale” rappresenti una svolta all'interno nello scenario politico italiano. Si tratta infatti dell'inizio di un cammino che potrebbe portare in Italia alla nascita di una sinistra nuova, liberale ma non liberista, laica e riformista e senza tentennamenti nella difesa delle libertà individuali in uno Stato laico e rispettoso delle differenze: la Terza Forza della quale parlava Massimo Teodori.

Del resto, Sinistra e Libertà è nata nella rete molto prima del 21 marzo scorso, sotto la spinta di un dialogo incessante sui vari blog di Partito socialista, Sinistra democratica e Movimento per la sinistra, in particolare tra giovani desiderosi di lasciare alle spalle le lacerazioni che hanno caratterizzato la storia della sinistra italiana per trovare unità in un progetto condiviso.

Vale quindi la pena credere in Sinistra e Libertà , cercando di uscire dai meccanismi del pregiudizio politico ai quali siamo abituati, perché è la situazione economica italiana e la deriva populista autoritaria del governo Berlusconi unita alle contraddizioni dell'opposizione centrista del PD a rendere questo partito più che mai necessario e utile. Si tratta anche per i socialisti di una scelta di coerenza; una coerenza che non perde di vista gli obbiettivi di sempre e li ricerca-parafrasando Foa- attraverso diversi percorsi, al di là degli steccati. E per quanti ancora faticano a staccarsi dalle chimere comuniste, tornano utili le parole di Olof Palme, il grande e compianto leader della socialdemocrazia svedese: “Anche coloro che pensano alla rivoluzione debbono sapere che il giorno dopo di essa dovranno cominciare a lavorare come riformisti o riformatori”.




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16 marzo 2009

Finalmente uniti!

Non importa come si sia giunti a questo momento, a quasi un anno dalla catastrofe politica della sinistra italiana: ora chi crede negli ideali di uguaglianza, negli inviolabili diritti dell'individuo, in un mondo "verde" che dia la precedenza all'uso di energie rinnovabili ha una scelta.
Per mesi il PD ha ripetuto il mantra del voto utile, utilizzato infondo solo per mascherare le enormi contraddizioni ideologiche di un partito "di plastica" , senza spina dorsale. Per mesi Veltroni ha fatto quanto di meglio poteva per estirpare le radici di altre culture politiche concorrenziali al progetto del Partito democratico. Così il Paese è sprofondato  nella crisi, ancora drogato dai fumi dionisiaci d'oro e ricchezza del Berlusconismo. Tra emergenze criminalità pilotate ad hoc per non parlare di disoccupazione e precariato, tra telegiornali intasati di cronaca nera per giustificare svolte autoritarie nella limitazione del diritto di manifestazione, di sciopero e messa in discussione dei più elementari diritti dell'uomo, come quello a poter ricevere  cure indipendentemente dal proprio status diu clandestinità.
Mentre tutto questo accadeva, Veltroni lasciava fare e il PD si spaccava sui temi etici. Una parte del partito pronta a votare con Berlusconi per tentare di fermare il presunto assassinio di Eluana Englaro in una corsa forsennata contro il tempo, dopata dagli interventi del Vaticano. Ordine di partito: MAI contro sua Santità. Così  scopmpaiono  dall'agenda politica le unioni di fatto, i DICO.
Nel PD non si deve nemmeno pronunciare quella parola.
La dipartita di Veltroni, dati questi presupposti, era per lo meno scontata. Ci si aspettava tuttavia più coraggio da parte del leader del PD, che doveva semplicemente lasciare libera di evolversi la parte socialdemocratica- sempre più minoritaria- che ancora , enon si capisce per quale ragione, si ostina a vivere nel suo partito. Doveva onestamente decretare la fine del progetto politico del Partito Democratico, per il bene di tutta la sinistra. E invece ha optato per alzare lo sbarramento pure alle Europee nel tentativo- ancora una volta! - di ricorrere al voto utile per riaffermare la propria leadership.
Dobbiamo quindi ringraziare Veltroni, nel frattempo ennesimo leader già archiviato, se ora possiamo avere in Italia un nuovo soggetto politico di sinistra. Una sinistra che ha eliminato le  frange massimaliste e veterocomuniste alla Ferrero e si avvia ragionevolmente a combattere le battaglie di un nuovo socialismo, rafforzato nello spirito e nel programma da istanze ambientaliste e libertarie, come dev'essere.
Me ne rendo benissimo conto: la nuova sinistra è solo all'inizio del suo percorso, ma dobbiamo sostenerla con tutti i mezzi perchè preziosa e benefica per l'Italia. Sono consapevole delle critiche che pioveranno dal PD , volte a distruggere con i soliti metodi- esplicitamente attraverso l'uso di "Repubblica"-  il nuovo soggetto politico. Si dirà che "Sinistra e libertà" è fatta da postcomunisti, socialisti e verdi con sprezzo. Ma è davvero preferibile un PD neocentrista e democristiano?
Credo che la partita per la supremazia a sinistra sia ufficialmente aperta e che "Sinistra e libertà" possa tranquillamente ambire ad un ruolo di primo piano nel rinnovamento del Paese.









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9 febbraio 2009

SICUREZZA E IDENTITà NAZIONALE

  

Il rapporto tra sicurezza ed immigrazione nelle città italiane è stato il tema principale delle ultime campagne elettorali. Un argomento capace di svegliare un elettorato altrimenti assopito e di indirizzarlo in massa a destra guidato dal mito rassicurante della “tolleranza zero”. Ecco quindi un partito fortemente xenofobo, come la Lega Nord, raggiungere percentuali di voto a due cifre anche là dove in precedenza non riceveva che una manciata di voti. Ecco Alemanno, politico post fascista stimatore delle legioni paramilitari del romeno Codreanu, divenire nientemeno che sindaco di Roma. Dopo le bombe carta e gli attentati ai negozi romeni e il fuoco appiccato ad un clochard indiano viene da pensare che Gobetti avesse ragione ritenendo il Fascismo una “autobiografia “ della nazione- Italia. Altro quindi che “italiani brava gente”!

Le riflessioni sui fenomeni migratori non possono non portare ad una critica all’utilizzo del concetto stesso di identità. Come scrive Remotti nel suo “Contro l’identità” , le appartenenze identitarie non sono immutabili nel tempo. Alcune possono infatti nascere dal nulla e non avere quindi una storia pregressa. Le nostre società d’altra parte sono sempre state tutt’altro che immobili: come ricorda Barbujani in “Europei senza se e senza ma” non esistono sostanziali differenze di DNA tra gli esseri umani e anzi, come ricorda l’autore in una battuta: “Volete vedere la faccia di un immigrato africano? Guardatevi allo specchio” , perché tutti noi proveniamo geneticamente proprio dal “continente nero”. La storia insegna che le civiltà chiuse alle grandi vie del commercio, private della possibilità di relazionarsi con altri popoli, hanno finito per decadere ed estinguersi. Solo le società aperte hanno avuto modo di arricchirsi e prosperare: la Repubblica di Venezia, ad esempio intratteneva fruttuosi scambi culturali con i sultani di Istanbul, con buona pace di Borghezio e Calderoli.

Ecco quindi che forse, di fronte al formarsi di società multietniche e complesse, l’unico modo possibile per creare una società pacifica è quella di ragionare sulla base di individui, portatori degli stessi diritti e doveri: non esistono criminali romeni ed italiani, esistono criminali e basta. I tempi sono quindi maturi per creare nuovi codici di cittadinanza transnazionale e globale. Purtroppo invece l’Italia sta finendo per assomigliare drammaticamente al Paese immaginario descritto da Bertold Brecht nel suo “Teste tonde, teste a punta” nel quale un dittatore si inventa un conflitto razziale per distogliere l’attenzione dei cittadini dalla crisi economica attribuendo alle “teste a punta” ogni colpa. Quando la rivolta sarà domata tutto tornerà come prima. I ricchi a fare i ricchi e i poveri a fare i poveri. Ed è esattamente quello che succederà nel nostro Paese senza un rapido risveglio dal sonno della ragione nel quale sembra essere piombato.




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19 gennaio 2009

FACCIAMO LA GIOVANILE DEL SOCIALISMO!

  

 

Più l’Italia sembra avere un disperato bisogno di socialismo, intrappolata com’è tra la crisi contingente dell’economia globale e quella strutturale delle sue eterne anomalie, più i socialisti sembrano incapaci di rispondere a questa esigenza, chiusi nella torre d’avorio di chi aveva ragione 15 anni fa. Tanto più è grande lo spazio che si presenta dinanzi, tanto più il Partito Socialista non sembra in grado di appropriarsene con la sola propria iniziativa e nonostante il meritorio attivismo della nuova gestione. Assuefatti alla filosofia del primum vivere, i socialisti non riescono ad andare oltre il piccolo cabotaggio e proporre una strategia di lungo periodo. Anche per questo assistiamo al quotidiano stillicidio di dichiarazioni di dirigenti o eletti del partito che abbandonano la nave proprio nel momento in cui invece la crisi irreversibile del PD sembra aprire nuovi ed interessanti  scenari  di evoluzione per il campo della sinistra.

Purtroppo anche a livello giovanile si sono riproposti gli stessi vizi. Proprio nel momento in cui ci sarebbe stato maggiore bisogno di un confronto politico-ideale che ci consentisse il massimo grado di apertura e il maggior livello di partecipazione della e nella nostra federazione giovanile socialista, si è voluto adottare  una soluzione di facile chiusura, concentrandosi nell’elargizione dei “titoli nobiliari” e senza particolari spunti di iniziativa politica.

E’ mancata, e manca ancora oggi, una discussione franca ed aperta su quale potesse essere il ruolo della comunità dei giovani socialisti nel contesto politico attuale.

Le batoste elettorali dei vari partiti della sinistra evidenziano l’assoluta necessità di una sinistra unita sotto riferimenti culturali e politici chiari. Si avverte sempre più il bisogno di una sinistra di stampo europeo rinnovata nel metodo e nella prassi che si riconosca tutta (senza pelosi distinguo) nei valori del socialismo. Per questo rilanciamo in maniera energica l’appello alla sinistra del segretario Nencini e gli appelli di Volpedo e della Garbatella per la nascita di una lista del PSE alle prossime elezioni europee. Appello che intendiamo come punto di partenza di un progetto di lungo periodo per la ricostruzione di una sinistra in frantumi.

Non si tratta di riproporre il solito espediente elettorale in vista delle elezioni europee cercando di raccattare pezzi di nomenclatura consunta e non riciclabile ma di costruire le fondamenta di un cantiere della sinistra più credibile e duraturo del Partito Democratico.

L’obiettivo è ambizioso e quindi è fondamentale l’apporto di tutti: il ruolo dei giovani socialisti non deve allora essere quello di rinchiudersi nella riserva indiana dell’integralismo FGS. Per questo condividiamo le perplessità espresse da alcuni compagni sul percorso costituente.

Tuttavia riteniamo di non poter riporre nel cassetto un’iniziativa politica autonoma dei giovani socialisti. Riteniamo indispensabile per il futuro del socialismo italiano dar vita ad una giovanile pienamente integrata nella società civile, che sappia essere l’anello di rottura di un sistema politico figlio e frutto delle anomalie italiane, che abbia la lungimiranza di far proprie le istanze migliori provenienti dal movimentismo.

Lanciamo quindi sul tavolo la nostra proposta. Promuoviamo in tutta Italia coordinamenti territoriali aperti a tutti i ragazzi e le ragazze che vogliano riconoscersi  nei valori del socialismo ed impegniamoci a dare a tale iniziativa la massima visibilità.

Facciamo una giovanile del Socialismo, che superi quindi le appartenenze partitiche e ideologiche. Un socialismo senza aggettivi per non rischiare di confonderci con chi strumentalizza il socialismo europeo e quello italiano per creare distinguo che dividono invece di unire.

Solo le generazioni formatasi politicamente in una Europa unita e liberata definitivamente dagli spettri dei totalitarismi del Novecento, che non si nutre  dei veleni prodotti dalla stagione di Tangentopoli, che vive ogni giorno sulla propria pelle la globalizzazione e le incertezze da essa generata, può superare i rancori del passato che inchiodano la sinistra italiana alle sue eterne contraddizioni .

Pensiamo che la FGS possa e debba essere il nucleo propulsore di questo progetto, e che l’appuntamento di Salerno debba diventare la prima tappa di un più lungo percorso costituente, da proseguire realizzando quanto prima un “Manifesto politico nazionale della Giovanile del Socialismo”, da sviluppare successivamente nelle varie regioni, che ci consenta di raccogliere nuove e numerose adesioni, accompagnando la proposta politica a una serie di iniziative e campagne. Noi ne proponiamo quattro, legate tanto ai temi del dibattito politico quanto alla definizione dell’identità del socialismo giovane del terzo millennio:

- Leghe dei Precari

raccordiamoci con i giovani della Uil e della Cgil per censire e raccordare le associazioni dei lavoratori precari, diffondendo il testo della proposta di legge socialista sullo statuto del lavoro precario. E’ solo politicizzando le realtà dei lavoratori precari che si potrà dare uno sbocco concreto alla questione generazionale. Battiamoci dunque per l’introduzione del salario minimo e di nuovi ammortizzatori  sociali per i lavoratori precari.

-  “Unire di fatto” diritti civili e diritti sociali

rivolgiamo un appello ad un manipolo di giovani economisti e alle associazioni a tutela delle coppie di fatto volto al  ridisegno del nostro sistema fiscale che ci consenta di coniugare un nuovo welfare e nuove libertà, in modo da legare a doppio filo l’inscindibile binomio tra diritti sociali e diritti civili.

- Manifesto dell’autoriforma socialista per l’Istruzione Pubblica

elaboriamo una proposta fondata sui pilastri dell’autonomia di gestione, della valutazione del merito e della promozione del diritto allo studio tanto a scuola quanto all’università. Rilanciamo la piattaformaunisquo.it come network dei siti del movimento studentesco. Dobbiamo avere l’umiltà di porci come un’organizzazione di servizio aperta nei confronti di tanti di quei giovani che hanno trovato nell’Onda la prima esperienza politica.

- Campagna “libero Software in libero Stato”

battiamoci per promuovere la diffusione dell’open source. Sosteniamo le associazioni impegnate nella battaglia a favore del Copyleft e nella difesa della libertà sul web e cercando di raccordarci con esse.

Lavoro, diritti, istruzione, cultura non possono che essere i temi principali dell’iniziativa politica dei giovani socialisti. La costruzione di una nuova sinistra in cui i socialisti sappiano essere protagonisti parte dai giovani. Non tiriamoci indietro. Non ce lo possiamo permettere.

Andrea Pisauro - Roma

Peppe Potenza  - Emila Romagna

Matteo Salvetti- Trentino Alto Adige

Giacomo Mileti - Puglia

Andrea Natalini - Lazio

Isidoro Niola - Lazio

Dario Alberto Caprio - Lazio

Roberta Bruno - Emilia Romagna

Andrea Farina - Emilia Romagna

Francesco Berni - Lazio

per adesioni e comunicazioni manda una mail a giovaniledelsocialismo@gmail.com

DAL SITO WWW.LABOURATORIO.IT




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12 gennaio 2009

APPELLO AI GIOVANI SOCIALISTI TRENTINI

Mi rivolgo con questo appello a tutti i giovani trentini stanchi di votare controvoglia per un Partito democratico che non li sa rappresentare. Stanchi di essere parte di una sinistra vecchia e divisa, lacerata da conflitti antichi, antipatie, lotte intestine per questa o quell'altra poltrona. Stanchi di vivere in un Paese inchiodato ai suoi malanni di sempre, immobile, incapace di offrire prospettive occupazionali  di lungo periodo e di valorizzare i giovani come una risorsa. Stanchi di questa destra populista, reazionaria e pericolosamente razzista, capace solamente di dar voce agli istinti più bassi dell'uomo. Stanchi di chi strumentalizza l'antipolitica, della gente per la quale "destra e sinistra sono uguali", delle condanne facili, di chi vorrebbe reintrodurre la legge del taglione. Stanchi di chi ogni giorno calpesta i diritti dei lavoratori, e delle persone in base a discriminazioni etniche, religiose, di classe, di orientamento sessuale. Stanchi dei discorsi facili sulla tolleranza zero, stanchi dela retorica contro i fannulloni, stanchi di chi parla della precarietà del lavoro senza averne mai provato le conseguenze. Stanchi di chi si indigna per la mancanza di un crocifisso in classe e non si accorge della mancanza di fondi che sta mettendo in ginocchio il sistema dell'istruzione pubblica italiano. Stanchi di chi cavalca l'onda del sensazionalismo mediatico, di chi non è razzista ma poi non disdegnerebbe di appiccare fuoco a qualche campo Rom, stanco  di chi non ha mai capito il valore dell'Europa libera e unita, di chi vive da anni nel passato senza guardare al futuro.

IL PARTITO SOCIALISTA TRENTINO HA BISOGNO DELLE VOSTRE IDEE, DI CONOSCERE LA VOSTRA VERSIONE DEI FATTI, DI CAPIRE E DI ASCOLTARE.

Non bastano infatti primarie fasulle con nomi scelti  a tavolino dalle vecchie gerarchie per creare un partito nuovo, con nuove idee. Bisogna diffidare dei partiti creati dal nulla unicamnete per spartire qualche posto di comando. Per questo mi rivolgo a chi tra i giovani  trentini crede ancora possibile l'esistenza in Italia  di una sinistra laica, moderna ma non modernista, progressista più che riformista plasmata sul modello dei grandi partiti socialisti e socialdemocratici europei. Una sinistra senza alcuna nostalgia veterocomunista ma decisa a non rinunciare alla difesa dei propri principi di uguaglianza, libertà e fraternità.

IL PARTITO SOCIALISTA TRENTINO HA BISOGNO DELLE VOSTRE IDEE PER RINNOVARSI ED INNOVARE

Perchè solo con una grande partecipazione dal basso, attraverso il confronto e la discussione può davvero nascere un partito socialista moderno e capace di incidere sul rinnovamento della società così come ha saputo fare Zapatero in Europa.

PER QUESTO, CARI COMPAGNI E COMPAGNE, IN VISTA DEGLI IMPORTANTI APPUNTAMENTI ELETTORALI DI QUEST'ANNO, VI CHIEDIAMO DI PARTECIPARE ALLA VITA DEL PARTITO SOCIALISTA TRENTINO, L'UNICO ALMOMENTO IN GRADO DI COLLOCARSI CHIARAMENTE A SINISTRA A LIVELLO EUROPEO COME FORZA CHE COMPONE IL PSE.

matteosalvetti@libero.it




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11 gennaio 2009

IDEE PER UNA NUOVA SINISTRA

 

La crisi della sinistra ha creato un vero e proprio filone letterario che ha prodotto finora alterni risultati di vendita. “Eutanasia della sinistra” di Barenghi Riccardo, “Sinistrati. Storia sentimentale di una catastrofe politica” di Edmondo Berselli, , “Fine corsa. Le sinistre italiane dal governo al suicidio” di Rodolfo Brancoli, “Sinistra senza sinistra. Idee plurali per uscire dall’angolo”, “Il mostro mite” di Simone Raffaele sono solo alcuni dei titoli usciti nello scorso anno.

Molti dei testi sopra riportati tra il nostalgico e il critico, profetizzano la fine della sinistra italiana alternativamente incapace secondo gli autori di essere “autenticamente di sinistra” e di “sapersi innovare”.

Tra tutte le analisi proposte forse la più lucida e visionaria è quella proposta da Simone Raffaele: la sinistra sta sparendo, così come sono scomparse nel passato altre correnti di pensiero (Illuminismo). Non si tratta di una crisi momentanea, né circoscritta ad una particolare zona geografica: i partiti socialisti, socialdemocratici e della sinistra cosiddetta radicale da anni non riportano vittorie nei vari appuntamenti elettorali. In alcuni Paesi europei la sinistra sta realmente rischiando l’estinzione (Polonia, Italia), in altri si spacca tra massimalismo e nostalgia del passato e tendenze nuoviste che ammiccano alle strategie elettorali del populismo di destra. Perfino le socialdemocrazie scandinave- che tanto hanno prodotto nella lotta alle disuguaglianze e alla povertà nei Paesi nei quali hanno governato- sono state qua e là soppiantate da schieramenti conservatori.

Tutto questo deriva fondamentalmente dall’incapacità della sinistra europea di farsi interprete della società del proprio tempo. I dirigenti dei partiti della sinistra europea non hanno colto fino in fondo la portata dei cambiamenti imposti dalla globalizzazione: anche in Italia i valori di un tempo sono diventati disvalori per le nuove generazioni. La solidarietà, ad esempio, viene riconosciuta come un concetto positivo dalla maggioranza della popolazione solo in un contesto “nazionale” o locale, quando contribuisce a garantire gli interessi di gruppi ristretti di persone, ben caratterizzati da appartenenze etniche o religiose. La globalizzazione ha infatti prodotto una forte interdipendenza degli ormai ex mercati nazionali, ha messo in crisi la stessa istituzione statale e ha accelerato lo sviluppo di fenomeni che sono sempre esistiti- come quello delle migrazioni di persone da un territorio ad un altro - rendendo sfumate le identità ed imponendo quindi una “crisi di appartenenza” nelle popolazioni sempre più vecchie – e conservatrici- del Vecchio Continente. Questo ha creato per reazione un revival di movimenti e partiti etnici locali che rivendicano appartenenze “nazionali” nuove e in taluni casi nemmeno supportate da fondamenti storici verificabili (Padania). Tali correnti di pensiero si ritrovano oggi al fianco dei classici movimenti di estrema destra che di fronte all’internazionalizzazione e alla crisi del concetto di “identità nazionale” rispondono proponendo uno Stato etnico, nazional- socialista , capace quindi di garantire un welfare state efficiente e ricco solo agli appartenenti di una “nazione” alla quale si aderisce per “ius sanguinis”.

Lo stesso concetto di uguaglianza, per il quale la sinistra ha sempre combattuto, sembra essere al giorno d’oggi terribilmente fuori moda. Nella nuova epoca del consumo di massa, ogni persona si rapporta individualmente nei confronti del resto della società, ignorando l’esistenza di una sfera di interesse collettivo. La destra è stata capace di indirizzare la propria proposta politica agli interessi del singolo con slogan ad effetto , come il famoso “meno tasse per tutti” di berlusconiana memoria. Ha inoltre utilizzato e enfatizzato le paure più profonde insite in ciascun individuo, riuscendo a riportare in superficie l’istinto alla sopravvivenza e all’autodifesa del branco, parte evidentemente inscindibile della natura animale umana.

Credo che la crisi della sinistra in Italia non possa essere compresa se non si discute con serietà il cambiamento in atto – e ormai forse compiuto- all’interno della società italiana. Perché sulla fine dei partiti della sinistra italiana, divisi da laceranti antipatie, errori e mancanza di lungimiranza politica, non c’è proprio più nulla di nuovo da scrivere. È il futuro ad essere tutto da inventare.

Non si tratta quindi di capire chi aveva ragione tra un PCI incapace di condannare fino in fondo gli orrori perpetrati nei Paesi del Patto di Varsavia e un PSI che negli anni ottanta per reazione accoglieva al proprio interno persone che con il socialismo poco o nulla avevano a che fare. Non si tratta nemmeno di fondare un nuovo partito, cercando di unire l’impossibile, se questo è poi incapace di un vero ricambio di persone ed idee. Credo che tutto questo provochi solo confusione in un elettorato già disorientato e sconsolato come quello di sinistra.

L’elettore è stanco dei tatticismi della politica perpetrati da partiti che, per una sorta di eterogenesi dei fini, antepongono la loro stessa sopravvivenza agli interessi delle categorie che dovrebbero rappresentare. Per questo motivo, non è più tollerabile che le parti più povere della società diano il loro voto ali vari partiti della neodestra, del tutto incapaci di dare risposte ai loro desideri di riscatto sociale. Pur sapendo di dover combattere contro una cultura dominante basata sul mito dell’arricchimento facile e dell’apparenza, la sinistra deve avere il coraggio di riproporre con forza i propri a valori, che come la recente crisi finanziaria ha evidenziato, sono tutt’ altro che astratti o impraticabili. Nulla salverà la sinistra italiana, se essa ancora una volta perderà l’occasione per aggregarsi, rimanendo arroccata nei confortanti fortini della storia passata.




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10 gennaio 2009

CITAZIONI E PROFEZIE

Di seguito voglio riportare alcune citazioni di personaggi politici e non che hanno comunque dato il loro contributo allo sviluppo delle idee e dei programmi della sinistra europea socialista e socialdemocratica. Molte di esse sono contenute nel libro "Olof Palme, vita e assassinio di un socialista europeo" di Garzia Aldo uscito lo scorso anno mentre altre le ho scoperte casualmente leggendo "Left" o "Repubblica".
In ogni caso mi pare importante sottolineare l'atteggiamento libero, antidogmatico e scettico che contraddistingue le parole sotto riportate. L'obbiettivo finale è sempre quello di dare sollievo e migliorare le condizioni di vita dei ceti meno abbienti, fuori da ogni prosepttiva totalitaria.
Per ultima ho inserito una citazione dello scrittore francese Albert Camus, capace di prevedere l'avvento della globalizzazione già nel 1946 con una lucidità e una lungimiranza oggi difficilmente rintracciabile in intellettuali sempre più asserviti a quello o a quell'altro potere.


“La coerenza dei comunisti è in primo luogo la fedeltà ad una organizzazione, una sorta di feticismo di partito. Il mio tipo di coerenza , o se vogliamo di fedeltà è quella della ricerca di un obbiettivo, sempre lo stesso ma attraverso diversi percorsi. Io ho sempre cercato la verità in modo trasversale al di là degli steccati”  Vittorio Foa

“anche coloro che pensano alla rivoluzione, debbono sapere che il giorno dopo di essa dovranno cominciare a lavorare come riformisti o riformatori”  Olof Palme

“Recentemente ho parlato del coraggio dell’incompiuto che si deve avere in politica. Molti ai quali è mancato questo coraggio non hanno avuto la forza di fare il necessario, spaventati dal solo cominciare. Dobbiamo fare continuamente attenzione a non cadere da una parte nella routine amministrativa e dall’altra in quella organizzativa usando categorie di pensiero tradizionali. Dobbiamo condurre un dibattito il più ampio possibile sui valori fondamentali del socialismo democratico. “  Bruno Kreisky

“la questione della qualità della vita occuperà sempre di più la mente delle persone nella società moderna. Si porranno sempre più problemi che non riguardano solo la prosperità materiale ma la migliore qualità della vita. Sono convito che queste domande di qualità potranno trovare risposte mediante la solidarietà sociale. Sarà solo con il potenziamento dell’amministrazione pubblica e delle attività comuni che sapremo fornire quelle stesse risposte” Olof Palme.

“noi abbiamo sempre cercato di offrire a tutti i cittadini sicurezza e eguaglianza di fronte agli imprevisti della vita. Come socialdemocratici, non abbiamo la pretesa di disegnare la società perfetta del futuro. Forse perché non abbiamo sufficiente immaginazione e profetico talento. Quello per cui lavorano i socialdemocratici è semplicemente una società che dia a ognuno l’opportunità di realizzare i propri progetti di vita”. Olof Palme

“Nessun problema economico, per quanto secondario appaia, è risolvibile oggi al di fuori della solidarietà tra  le nazioni. Il pane d’Europa è a Buenos Aires, le macchine utensili della Siberia sono fabbricate a Detroit. Oggi la tragedia è collettiva” Albert Camus 1946




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